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la conservazione

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Il tema della conservazione della specie solleva sempre dibattiti, contrapponendo spesso gli ambientalisti a coloro che hanno i loro interessi nello sfruttamento delle risorse naturali.

Danni antropici a largo raggio

La costruzione di dighe, l’espansione urbana e l’attività mineraria incidono pesantemente sull’ambiente, come pure il cambio dell’uso del suolo, per cui vaste aree di foreste sono trasformate in coltivazioni estensive o in pascoli. In questi casi esiste un rischio generalizzato per le specie che vivono in una determinata località, ma esistono anche strumenti di analisi che possono definirne il rischio ambientale, obbligando varianti capaci di arginare il danno, soprattutto se esiste il rischio a carico di determinate specie endemiche localizzate.

Rischi specifici

Nel caso in cui l’interesse è rappresentato dallo sfruttamento di una specie silvestre, come, ad esempio, una particolare specie di albero, il rischio è determinato dalla forte richiesta del mercato del legname di pregio, che finirebbe per estinguere rapidamente tutte le specie più interessanti come mogano, ebano e palissandro. Anche in questo caso esistono degli strumenti, che rendono possibile lo sfruttamento sostenibile delle foreste.

Le piccole specie ad alto rischio

Un caso limite è rappresentato dal commercio di piante vive per il collezionismo, come le piante succulente e le orchidee. Sono soprattutto specie particolari, endemiche di zone talora ristrette e rare in natura, caratterizzate dall’essere di piccola taglia e quindi facili da trasportare o spedire con pacchi postali, per cui la loro diffusione commerciale è semplice e difficile da controllare.

Sebbene il commercio di queste piante non sviluppi il giro d’affari che genera il business del legname (stimato in 60 milioni di metri cubi, pari a circa 5000 miliardi di dollari all’anno), tali specie sono sottoposte a un rischio molto più elevato di quelle arboree, dato che si tratta di popolazioni che talvolta contano poche centinaia di individui in totale.

Per svariate ragioni, tra cui l’impossibilità di controllare questo tipo di mercato, non esistono strumenti per il suo sfruttamento sostenibile, ma solo misure sanzionatorie applicate solo quando si riscontra un illecito (come un atto conclamato di vendita).

Il fatto che tali misure siano attuabili solo quando le piante sono già sul mercato, cioè quando il danno è già avvenuto, mette ancor più a rischio la sopravvivenza delle specie di questo tipo di piante.

Il livello di rischio

L’unione mondiale per la conservazione della natura (IUCN), da molti anni svolge la raccolta di informazioni utili a definire il livello di rischio in cui si trovano migliaia di specie di animali e piante. Le informazioni sono raccolte grazie al lavoro di commissioni specifiche per ogni categoria di esseri viventi (Species Survival Commission).

Il risultato di questi studi è rappresentato dal “©The IUCN Red List of Threatened Species“: lo strumento essenziale per l’elaborazione delle strategie finalizzate alla conservazione delle specie.

Il documento è sostanzialmente un lungo elenco di specie considerate a rischio. Le piante sono rappresentate da 19.000 taxa. Per molte di esse i dati raccolti sono ancora insufficienti a definire il livello di rischio.

EX (Extinct): quando l'ultimo individuo della specie è deceduto.
EW (Extinct in the Wild): quando una specie sopravvive solo in zoo o altri sistemi di mantenimento in cattività.
CR (Critically Endangered): quando la popolazione di una specie è diminuita del 90% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 100 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 250.
EN (Endangered): quando la popolazione di una specie è diminuita del 70% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 5.000 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 2.500.
VU (Vulnerable): quando la popolazione di una specie è diminuita del 50% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 20.000 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 10.000.
NT (Near Threatened): quando i suoi valori non riflettono ma si avvicinano in qualche modo ad una delle descrizioni riportate sopra.
LC (Least Concern): quando i suoi valori non riflettono in alcun modo una delle descrizioni di cui sopra, specie abbondanti e diffuse.
DD (Data Deficient): quando non esistono dati sufficienti per valutare lo stato di conservazione della specie.
NE (Not Evaluated): specie non valutata.

Da Wikipedia, “Lista Rossa IUCN” 30 nov. 2014.

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Le succulente della lista rossa

Il motore di ricerca della IUCN Red List consente di conoscere lo stato di conservazione assegnato a moltissime specie di piante. Compiendo una ricerca per la famiglia delle cactcaee si ottiene il seguente risultato:

Specie valutate: 1470. Stato di conservazione: EX=0 EW=0 CR=99 EN=177 VU=139 NT=75 LC=858 DD=129.

La Convenzione di Washington

Il fenomeno della raccolta delle specie silvestri per interessi economici non è affatto nuovo, ma è divenuto particolarmente preoccupante nel dopoguerra, con la diffusione del benessere.

Per proteggere la biodiversità mondiale, il 3 marzo 1973 le Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) decisero di promulgare una convenzione, definita storicamente ‘Convenzione di Washington’ e in seguito definita Convenzione per il commercio internazionale di specie silvestri di flora e fauna minacciate, in sigla CITES (the Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora). Tale convenzione prevede regole precise per il commercio di specie a rischio di estinzione, che sono elencate in tre liste definite Appendice I, II e III.

Per maggiori dettagli sulla CITES si rimanda alla pagina ad essa dedicata.

Collezionismo e conservazione

Può esistere un collezionista attento alle problematiche della conservazione? Il concetto stesso di ‘collezionismo’ sembra precludere tale possibilità, perché chi vive questa passione cerca di ottenere piante di tutte le specie di cui può venire in possesso. La mancanza di una di esse costituisce un vero cruccio, specialmente se si è a conoscenza del fatto che qualcuno la possiede, per non parlare del fascino procurato dagli esemplari ‘naturali’, ossia di comprovata origine selvatica. Su queste basi, il collezionismo è diventato il vero motore che sostiene il fenomeno della raccolta indiscriminata di piante rare in natura, che danneggia gravemente le popolazioni di queste specie esponendole al rischio di estinzione.

La nuova tendenza

La diffusione di una certa sensibilità ambientalista unita alla presa di coscienza sui danni inferti all’ambiente dalla raccolta di esemplari silvestri sono stati forse lo stimolo che ha dato vita a una nuova corrente, sempre più diffusa, che biasima e condanna duramente il collezionismo. Si definiscono semplicemente ‘appassionati’ e usano la parola ‘collezionista’ come spregio di un modo d’essere che non ha più ragione di esistere.


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