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le annaffiature

La cuticola delle succulente è resa impermeabile dalla cuticola e da cere per evitare la perdita d'acqua dovuta alla disidratazione. L'epidermide delle succulente è spesso idrorepellente per contenere la disidratazione.

Una delle domande più comuni relative alla coltivazione delle piante succulente riguarda  la quantità e la frequenza delle annaffiature.

Chi è dotato di una certa esperienza sa bene che ogni pianta ha esigenze differenti, che dipendono dalla specie di appartenenza (e quindi dalle sue origini naturali), dal tipo di terriccio impiegato, dal tipo di contenitore, dal luogo in cui è mantenuta la pianta, la sua esposizione, la stagione ecc. …

Per smarcarsi con eleganza di fronte a un principiante la risposta 'da manuale' è: "potete annaffiare solo nella bella stagione, in quantità sufficiente a bagnare bene il pane di terra e attendendo che tra un'innaffiatura e l'altra il terriccio si asciughi".

Ormai sdoganata come la risposta più sensata, va detto che la sua applicazione è relativa alle specie di succulente più diffuse e 'facili', mentre esistono molteplici esempi in cui è necessario avere una certa esperienza di coltivazione per saper dosare al meglio le annaffiature.

Quando poi ci si trova di fronte a piante di specie poco o per nulla conosciuta, una delle scelte possibili è, come al solito, tentare di capire cosa capita alle piante nel loro habitat naturale per orientarsi meglio nelle proprie scelte.

L'acqua in natura

Torniamo ora a fare qualche considerazione su quanto accade in habitat, per capire quali siano i fattori essenziali che condizionano le piante rispetto alla disponibilità di acqua.

Il terreno e l'acqua irrigua

Qualsiasi terreno soggetto alle piogge o alle irrigazioni assorbe una certa quantità di acqua fino alla sua saturazione, dopodiché l'acqua in eccesso scorre via, in parte per ruscellamento superficiale (soprattutto se il terreno è in declivio) e in parte per lisciviazione (ossia, penetra in profondità, alimentando la falda del sottosuolo). La porzione rimanente è trattenuta dal suolo.

Una piccola porzione di quest'acqua non può essere assorbita dalle piante perché si lega chimicamente alle particelle del suolo, oppure è trattenuta dalla tensione superficiale. Il resto dell'acqua va a riempire gli spazi vuoti tra le particelle andando a costituire la soluzione circolante. Quest'acqua si arricchisce dei sali minerali solubili che trova nel terreno e rimane per un certo tempo a disposizione dell'apparato radicale delle piante, fino a che non evapora in atmosfera. Non tutte le cavità tra le particelle sono occupate dall'acqua; tra gli spazi più ampi rimane una certa quantità di aria atmosferica e di gas prodotti dall'attività degli organismi che vivono nel suolo. Tra questi gas, l'ossigeno è il più importante perché consente la respirazione degli organi ipogei delle piante (radici, tuberi, rizomi ecc. …), che altrimenti potrebbero soffocare e morire.

La quantità di acqua disponibile trattenuta nel suolo e il tempo in cui vi rimane per essere assorbita sono quindi i fattori cruciali per assicurare la sopravvivenza alla copertura vegetale, soprattutto nelle zone aride abitate dalle succulente.

Opuntia whippley minor Irrigazioni eccessive possono provocare il rigonfiamento del fusto dei cactus fino alla lacerazione del tegumento.

Fattori di ritenzione idrica

La quantità di acqua trattenuta dal suolo dipende in larga misura dalle dimensioni delle particelle che lo costituiscono. Più sono fini e ravvicinate tra di loro, maggiore è la quantità di acqua trattenuta. Per tale ragione, un terreno sabbioso (sabbia=particelle che misurano da 0,062 fino a 2 mm di diametro) trattiene poco l'acqua, che invece rimane a lungo in un terreno argilloso (argilla: particelle che misurano meno di 0,002 mm).

D'altra parte, maggiore è la dimensione delle particelle e più ampi sono gli spazi 'vuoti' in cui circola l'aria, per il suolo sabbioso è anche molto arieggiato (si asciuga rapidamente) mentre quello argilloso è tendenzialmente asfittico, ossia privo d'aria.

In agricoltura, i terreni migliori sono definiti 'di media tessitura' perché hanno un contenuto equilibrato di sabbia, limo e argilla che garantisce la giusta capacità di ritenzione idrica e presenza di aria.

Regimi delle precipitazioni

Sul pianeta Terra si riscontrano zone in cui la pioggia non cessa mai a zone in cui non cade mai, tra questi due estremi si pongono i regimi delle basse latitudini (vicine all'equatore) con i tipi equatoriale (pioggia continua tutto l'anno), subequatoriale (con due stagioni secche e due piovose) e subtropicale (con 3-4 mesi di piogge torrenziali e un lungo periodo secco), il regime mediterraneo con estate asciutta e inverno piovoso e il regime delle alte altitudini con i tipi continentale (piogge estive), oceanico (piogge tutto l'anno) e di transizione (piogge primaverili e autunnali). Vi sono poi i regimi desertici, in cui la pioggia non supera 250 mm all'anno e quelli monsonici, in cui si ha una netta alternanza tra la stagione delle piogge quella asciutta.

Piovosità e distribuzione delle succulente

La maggior parte delle succulente nel mondo è relegata alle zone in cui, a parità di temperature miti (ossia al di sopra degli 0 °C) la piovosità è ridotta, come accade nelle zone a clima desertico e alcune zone delle regioni a clima tropicale, subtropicale e mediterraneo in cui si verificano condizioni di aridità generalizzata o localizzata, oppure è relativamente elevata ma associata a temperature molto elevate, che l'asportano rapidamente per evaporazione (ad esempio, i territori interni del sud-ovest del Messico).

Le succulente sono inoltre presenti nei climi umidi, allorché si verifichino condizioni di aridità localizzata (le cosiddette nicchie ecologiche), come ad esempio accade nelle foreste pluviali, la cui volta forestale è esposta al sole e alla rapida evaporazione, oppure sui rilievi rocciosi più esposti (patria di Epiphyllum, Schlumbergera, Rhipsalis, Deamiea, ecc. … in America oppure di Hoya e Myrmecodia in Asia e Australia). L'unica fonte di acqua per queste piante è la pioggia, per cui sono provviste di organi di assorbimento aereo (radici aeree).

Umidità dell'aria

Parlando della relazione tra l'acqua e le piante è necessario considerare anche quella presente nell'atmosfera sotto forma di vapore. Per esprimere la presenza di vapore acque atmosferico si parla di:

Umidità specifica = quantità di vapor d'acqua presente nell'unità di peso di aria

Umidità assoluta = quantità di vapor d'acqua presente nell'unità di volume di aria

Umidità relativa = quantità di vapor d'acqua realmente presente nell'aria, espressa come valore percentuale della quantità che sarebbe presente alle condizioni di saturazione a una data temperatura.

Durante il giorno nelle zone più aride l'umidità relativa dell'aria può raggiungere livelli bassissimi, per cui le succulente sono dotate di espedienti capaci di proteggerle dalla disidratazione, tuttavia la presenza di un  tasso elevato di vapore acqueo nell'aria, per lo meno durante le ore notturne è d'importanza cruciale alla loro sopravvivenza, perché la maggioranza di esse apre gli stomi qualche ora prima dell'alba (piante CAM),  ossia in un momento in cui l'umidità relativa è prossima al 100%, proprio per evitare di disidratarsi durante la traspirazione.

L'acqua in coltivazione

I concetti fino a qui esposti si riferiscono alle condizioni naturali o di un terreno agricolo, ma possono essere trasposti facilmente alle condizioni della coltivazione in vaso.

Il terreno di coltura

Le caratteristiche del terreno devono rispondere alle esigenze di accumulare una certa quantità di acqua per un tempo minimo sufficiente a permettere l'assorbimento radicale garantendo, nel contempo, l'areazione. Quindi, evitare qualsiasi condizione che causi ristagni idrici e condizioni di asfissia (come, ad esempio, uso eccessivo di argilla), fornendo sempre i vasi di un fondo di drenaggio di materiale grossolano.

La frequenza e il regime delle annaffiature

Informarsi sulle caratteristiche naturali delle zone da cui provengono le piante coltivate per regimare opportunamente le annaffiature. Piante come Epiphyllum, Peperomia, Hoya richiedono annaffiature frequenti in estate. Melocactus richiedono annaffiature anche in inverno, Lithops e altri mesembriantemi vivono meglio se annaffiati poco in estate e bagnati qualche volta in inverno, mentre alcune Copiapoa preferiscono l'aridità estiva e alcune annaffiature autunnali.

Data la complessità dell'argomento, nel catalogo Mondocactus è possibile trovare indicazioni sul diverso trattamento irriguo da riservare alle piante in estate e in inverno.

phametro Ph-metro professionale per l'uso in agricoltura.

Il pH e la salinità dell'acqua

Il pH esprime il valore di acidità o basicità di una soluzione acquosa. Dato che questo valore è fortemente influenzato dalle caratteristiche del suolo, perché dipende dalle sostanze chimiche che vi sono disciolte, in generale il pH dell'acqua d'irrigazione non è oggetto di approfondimento nella coltivazione delle succulente.

Ben più importante è invece la salinità dell'acqua, espressa sia come contenuto di carbonati, sia di cloruri, che può influenzare la resa della coltivazione.

Nel primo caso si parla di 'durezza' dell'acqua, che esprime il contenuto in carbonato di calcio o 'calcare'. Conoscere la durezza dell'acqua può aiutare nella coltivazione di specie notoriamente calcifughe, come sono ad esempio le cactacee epifite. L'uso di acqua troppo dura può avere ripercussioni negative anche sulle semine, giacché i sali si depositano in una crosta dura superficiale.

Il cloruro di sodio, il comune sale da cucina, può essere presente nell'acqua di pozzo, specialmente nelle località prossime alle coste. La sua presenza nel suolo è generalmente tollerata dalle succulente, ma possono verificarsi casi di intolleranza.

Convenzioni usate in questo sito

Annaffiare frequentemente Attendere che il terreno si asciughi tra un'annaffiatura e l'altra. Da farsi per la maggioranza delle piante succulente.
Annaffiare occasionalmente Attendere alcuni giorni dopo che il terreno si è asciugato completamente (il tempo di attesa varia a seconda delle specie coltivate, ad es. 5-7 gg. per Lithops e altri mesembriantemi, 10-20 gg per Pseudolithos e altre specie fortemente xerofile).
Nebulizzare frequentemente Distribuire l'acqua sotto forma di vapore oppure a pioggia ma solo lo stretto necessario a inumidire superficialmente le piante (ad es. Aztekium, Blossfeldia, Copiapoa). La nebulizzazione può essere anche complementare alle normali annaffiature, ad esempio per rinfrescare le piante in serra all'imbrunire, quando subiscono temperature molto alte nel periodo estivo. In generale sono ben apprezzate dalle specie epifite (Epiphyllum, Hoya e affini).
Nebulizzare occasionalmente Come sopra, ma da compiere di rado per vitare l'insorgenza di infezioni fungine.
Sospendere ogni irrigazione Da compiere per indurre le piante a entrare in stasi vegetativa alla fine della stagione. Per le specie a crescita estiva si suggerisce l'interruzione delle annaffiature a settembre con ripresa a marzo-aprile, mentre per le specie a crescita invernale si interrompe al sopraggiungere dei primi caldi e si riprende a settembre-ottobre.

Attendere prego...