Mondocactus BG

stili di coltivazione

140328__MG_4703_medium1024

Epithelantha micromeris coltivata in condizioni estreme nello stile WIG. Le piante vivono praticamente senza suolo, assorbendo acqua e minerali rapidamente dopo ogni annaffiatura grazie alle tracce di argilla rilasciate dalla roccia marnosa.

Mondocactus attua la coltivazione delle piante succulente seguendo tre stili:

  • stile standard
  • stile estremo
  • stile selvatico (WIG - Wild Grown)

Stile standard

È uno stile derivato dalle tecniche di coltivazione industriale finalizzate alla produzione massiva di piante di basso costo, da cui si differenzia per adottare soluzioni più sostenibili al fine di ottenere un prodotto qualitativamente migliore.

Consiste nella coltivazione delle piante in substrati industriali specifici per piante grasse a base organica, eventualmente alleggeriti con lapillo e pomice. La concimazione prevede l'uso di fertilizzanti di titolo specifico (N:P:K=6:12:24) e il mantenimento delle colture in serre arieggiate o in ombraio per tutto il ciclo vegetativo. Le piante sono stimolate alla crescita mediante il loro rinvaso frequente (una volta ogni 1 o 2 anni).
Talvolta per accelerare la crescita delle piante se ne attua l'innesto, dopo alcuni anni le piante sono poi affrancate per la vendita.

Le piante di questo tipo sono soggette anche a trattamenti periodici con fitofarmaci per prevenire l'insorgenza di marciumi e le infestazioni da parassiti.

Mondocactus attua raramente questo stile di coltivazione.

Stile estremo

Si tratta di uno stile diffuso tra gli appassionati e nelle aziende specializzate in piccole produzioni di qualità molto curate, destinate al collezionismo.

Consiste nella coltivazione delle piante finalizzata a ottenere piccole produzioni di elevata qualità. In questo modo si ottengono piante di crescita contenuta ma molto robuste e resistenti alle malattie e alle basse temperature.

La coltivazione è attuata in un substrato di natura esclusivamente minerale e composto essenzialmente da lapillo vulcanico e zeolite eventualmente addizionato con granito.
Quando possibile, le piante sono mantenute in serra per il solo periodo della stasi, per poi essere poste in piena aria durante la fase vegetativa.
Nello stile estremo non si ricorre mai all'innesto se non per il mantenimento di piante madri al fine di ottenere semi. Gli interventi fitosanitari si limitano a trattamenti curativi localizzati, dato che le piante non sono comunemente soggette a malattie.

Mondocactus attua diffusamente questo stile di coltivazione.

Stile selvatico (WIG)

WIG (dall’inglese Wild Grown, in italiano = ‘coltivazione selvatica’), è uno stile di coltivazione messo a punto da Andrea Cattabriga, per allestire ambientazioni naturali di piante succulente in vaso.

Geohintonia mexicana coltivata in stile WIG su gesso saccaroide di provenienza pugliese. Geohintonia mexicana coltivata in stile WIG su gesso saccaroide di provenienza pugliese.

Lo stile si basa sull’uso di tecniche di coltivazione estrema, che mediante l’impiego di substrati poveri, la coltivazione in pien’aria e la drastica riduzione di fertilizzanti portano a limitare la naturale propensione delle piante succulente a sviluppare massa acquosa e, nello stesso tempo, a favorire la produzione di sostanza secca (cellulosa, lignina, cuticola, sughero, cera ecc. …).

Inoltre, lo stile WIG si caratterizza  per l’uso di substrati minerali chimicamente e fisicamente simili a quelli su cui le piante vivono in natura, per le ambientazioni accurate che prevedono anche l’uso di frammenti rocciosi o lignei, e la giacitura tipica di ogni specie, per cui le piante sembrano ‘fotografate’ in natura.

Regole della coltivazione selvatica

Le tecniche impiegate nello stile WIG consistono nei seguenti:

  • impiego di substrati naturali;
  • applicazione di un piano di concimazione specifico;
  • irraggiamento solare idoneo;
  • massimizzazione dell’escursione termica giornaliera;
  • allestimento naturale.
Due piante di Obregonia denegrii a confronto. A sinistra, vecchio esemplare in marna, simile a una pianta in natura; a destra giovane esemplare in substrato organico, di colore verde intenso e con i grossi tubercoli tipici di una pianta forzata. Due piante di Obregonia denegrii a confronto. A sinistra, vecchio esemplare in marna, simile a una pianta in natura; a destra giovane esemplare in substrato organico, di colore verde intenso e con i grossi tubercoli tipici di una pianta forzata.

Substrati naturali

La scelta del substrato più idoneo alla coltivazione WIG è orientata all’adozione di substrati con caratteristiche simili a quelle naturali, sia nella composizione minerale sia nella struttura e tessitura. Ad esempio, per la coltivazione di Ariocarpus, Pelecyphora, Turbinicarpus e altre cactacee diffuse sugli affioramenti calcarei Messicani si utilizza la marna, una roccia terrigena di origine sedimentaria reperibile negli Appennini, per Aztekium e Geohintonia si utilizza il gesso saccaroide ecc.

L’adozione dei substrati minerali implica l’eliminazione totale della torba, che esplica un’azione nutritiva e idratante eccessiva e continuata.

Piano di concimazione

N (azoto) • essenziale per la crescita. La sua presenza eccessiva causa la produzione smodata di tessuto idratato, ma la sua carenza provoca ritardo nella ripresa vegetativa e disordini nello sviluppo armonico.

P (fosforo) • essenziale per lo sviluppo delle radici, dei rami, dei fiori e per la maturazione dei frutti.

K (potassio) • ha un ruolo primario nei processi di lignificazione (irrobustimento dei fusti e produzione delle spine).

Nella coltivazione WIG si attua l’uso di fertilizzanti equilibrati (N:P:K=12:12:12) con le prime concimazioni primaverili. In seguito si adottano concimi a ridotto titolo azotato (N:P:K=4:8:16).

Irraggiamento

La sostanza secca di una pianta, come il legno delle spine e la cellulosa dei tessuti è un prodotto dalla fotosintesi clorofilliana., per cui è essenziale esporre le piante alla luce solare diretta. Durante la stasi invernale, quando le piante sono ricoverate in serra la luce solare può essere molto debole e quindi è necessario indurre l’arresto delle loro funzioni metaboliche, limitando l’eventuale riscaldamento al minimo necessario a evitare il congelamento. In tal modo le piante non consumano gli zuccheri che hanno immagazzinato nei tessuti durante la bella stagione, che rimane disponibile alla produzione delle spine, all’irrobustimento del fusto e all’ispessimento della cuticola.

Escursione termica giornaliera

Se nelle serre la temperatura notturna si mantiene elevata, le piante sono portate a mantenere un’elevata attività metabolica che consuma parte dello zucchero prodotto con la fotosintesi durante il giorno e che invece dovrebbe essere impiegato nella produzione della sostanza secca, per tale ragione, è necessario esporre le piante alla più elevata escursione termica possibile.

Irrigazione

Il substrato minerale naturale ha una struttura permeabile, che si disidrata rapidamente. L’allestimento naturale, che prevede frammenti rocciosi da porre attorno alla pianta, esplica un effetto pacciamante che limita l’eccessiva disidratazione del substrato. In ogni caso le piante allevate in stile WiG devono essere irrigate ogni qualvolta il substrato si asciuga, che nel periodo estivo si traduce in due-tre irrigazioni alla settimana nel caso di piccoli vasi. Con l’avvicinarsi della stagione invernale le annaffiature devono essere diradate fino a cessare del tutto entro la metà di settembre, ancorché la stagione sia ancora calda e luminosa, al fine di forzare il subentro della stasi vegetativa.

Allestimento naturale

Come avviene nel caso delle piante epifite (orchidee e tillandsie), alcune succulente in natura vivono in posizioni particolari, in cui sperimentano condizioni ecologiche di ‘nicchia’, ad esempio le specie di Aztekium, Geohintonia e Strombocactus si sono adattate a colonizzare falesie verticali, dove si condensa maggiormente l’umidità, i raggi del sole hanno una bassa incidenza e la competizione con altre piante è limitata, mentre Turbinicarpus ed Epithelantha  si trovano spesso a colonizzare le fessure rocciose in cui trovano protezione dagli erbivori. Ricostruire queste condizioni non ha solo un valore estetico, ma permette di riprodurre i fattori ecologici che hanno determinato l’evoluzione delle piante, che si adatteranno ancora meglio alla vita in cattività.

Conclusioni

Chi vuole adottare lo stile selvatico deve essere paziente, perché gli effetti della sua applicazione talvolta si apprezzano dopo alcuni anni di coltivazione, tuttavia i risultati che si ottengono sono estremamente soddisfacenti, sia sotto il punto di vista della bellezza assunta dalle piante, sia della loro salubrità, infatti le piante diventano simili nell’aspetto a quelle che crescono in natura, assumono consistenza e longevità, fioriscono più facilmente e a lungo e subiscono solo raramente l’attacco di infezioni e parassiti.

Ariocarpus fissuratusda seme, coltivato in stile WIG da 20 anni in terreno marnoso. Ariocarpus fissuratus da seme, coltivato in stile WIG da 20 anni in terreno marnoso.

Gli stili di coltivazione

Stile standard 17_stile_1_standardGatto: coltivazione su terra torbosa miscelata a lapillo. Mantenimento in serra. Trattamenti fitosanitari frequenti.
Stile estremo 17_stile_2_estremoLince: coltivazione su terra minerale composta da lapillo e zeolite. Mantenimento in piena aria. Eventuali trattamenti fitosanitari localizzati.
Stile selvatico 17_stile_3_selvaticoPuma: coltivazione su terra naturale. Mantenimento in piena aria. Eventuali trattamenti fitosanitari localizzati.

Commenti

Per inviare un commento occorre aver effettuato il login.

Attendere prego...