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Trapianti: perché, come e quando

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Il trapianto, ossia il ricambio del contenitore è un’operazione che può costituire un’insidia alla salute delle succulente e quindi deve esere compiuta nel modo e nel momento migliore. Ma è sempre così?

Il tema dei trapianti è uno di quelli più controversi. Le scuole di pensiero si dividono tra coloro che trapianterebbero ogni anno e chi non lo farebbe mai, in quelli che lo fanno solo d’inverno e in coloro che preferiscono l’estate. Va da se che il tema si presta a molteplici interpretazioni e che non esiste una regola assoluta, anche perché la risposta delle piante varia molto in funzione della specie, degli stili di coltivazione e nelle tradizioni locali. Tralasciamo le leggende metropolitane (come quella di non far trapiantare a una donna col ciclo) e proviamo a dare qualche informazione più precisa in merito.

Piante e trapianti

Le piante succulente sono provviste di apparati radicali particolari, generalmente costituiti da un fittone principale o da radici primarie affastellate e da un capillizio radicale secondario che si sviluppa stagionalmente ma solo quando le piante sono in vegetazione e il suolo rimane umido a sufficienza e per un periodo sufficiente (alcune ore).  Sebbene i palchi primari, ancorché ricoperti di una scorza protettiva siano in grado di assorbire modeste quantità di acqua, è il capillizio radicale che ha la capacità di assorbire presto e bene l’acqua dal terreno assieme ai sali che vi sono disciolti.

Col passare degli anni, i palchi radicali primari crescono e colonizzano il pane di terra contenuto nel vaso. Quando tutta la massa del terreno è attraversata da queste radici robuste, le piante rispondono molto rapidamente alle annaffiature e alle concimazioni, perché il capillizio radicale che si sviluppa nella bella stagione satura immediatamente ogni spazio disponibile.

Invecchiare in vaso

Dopo un certo numero di anni, le succulente di crescita più celere e di taglia maggiore possono incontrare qualche difficoltà se non è sostituito il loro contenitore con un vaso di dimensioni maggiori.

1. carenza di spazio vitale – piante come Aloe, Cereus e Euphorbia colonnari, Echinocactus e Ferocactus in natura sviluppano una vasta rete di radici superficiali. Costrette in un vaso angusto la loro velocità di crescita diminuisce sensibilmente e può arrestarsi. Di contro, se concimate frequentemente con fertilizzanti non troppo azotati, le piante crescono in maniera contenuta assumendo un carattere più naturale (piante bonsai).

2. perdita di equilibrio – se le piante sono mantenute in vasi piccolissimi potrebbe arrivare il momento in cui il loro baricentro si sposta e non riescono più a stare appoggiati alla base del vaso.

3. rottura del contenitore – alcune specie fittonanti (ad es. Ariocarpus) sviluppano un fittone cospicuo che tende a occupare tutto lo spazio del vaso, spingendo fuori da esso il terriccio e arrivando a spaccare il vaso di terracotta o a lacerarlo se di plastica.

Trapiantare o rinvasare?

Personalmente distinguo con chiarezza il trapianto dal semplice rinvaso, dato che nel primo caso elimino tutto il terriccio e taglio la maggioranza delle radici sottili, mentre nel secondo caso sfilo tutto il pane di terra dal contenitore, lo pongo in un vaso più ampio rincalzando con nuovo terriccio.

Se fosse possibile opterei sempre per il secondo metodo, dato che non è assolutamente invasivo per la pianta, mentre nel secondo caso è sempre possibile che si inneschi un marciume radicale, ma il trapianto ha dei pregi da non sottovalutare.

Ad esempio, è risaputo che piante di grande taglia come i grandi Cereus e i cactus barile (Ferocactus, Echinocactus) oppure agavi, che stentano nel terreno in cui sono coltivate, passano a nuova vita se gli si tagliano tutte le radici fino a lasciarne moncherini di pochi centimetri e si mettono a radicare nuovamente su terreno fresco.

Diversamente caspita a piante di piccole specie adattate a nicchie ecologiche particolari. La sensazione è che le piante di Ariocarpus, Pelecyphora, Epithelantha  e Aztekium mal sopportino i rinvasi, preferendo rimanere per lunghi anni in contenitori anche piccolissimi. Qualcuno sostiene che queste specie abbisognino di simbiosi microbiche nelle radici, che sono disturbate dal ricambio del terreno, ma non ci sono prove scientifiche che lo attestino.

L’epoca giusta

Anche tu questo tema le scuole di pensiero si spaccano: c’è chi trapianta in estate, al culmine della vegetazione, e c’è chi lo fa d’inverno, con le piante ferme.

Dopo varie esperienze posso dire che le piante in piena fase vegetativa tollerano ogni malvessazione, mentre alle basse temperature le piante sembrano essere meno protette e quindi eventuali danni alle radici diventano più facilmente punto d’ingresso di marciumi.  Col freddo è però più facile eliminare il terriccio secco e le radici morte. Dato che d’inverno si ha più tempo a disposizione, in passato ho spesso anticipato i trapianti in questo periodo, lasciando le piante senza suolo fino a primavera inoltrata quando spuntavano le nuove radici.

Il mito vuole che il trapianto di esemplari nelle prime fasi della ripresa vegetativa compiuto in primavera possa disturbare la pianta fino al punto di arrestarne la vegetazione, ma credo che sia una casualità più che una regola, eventualmente causata dallo sviluppo di malattie fungine alle radici (perché si annaffia prima che la pianta si sia ripresa) oppure da problemi nell’impiego di substrati inadatti che impediscono lo sviluppo radicale.

140722__MG_6252_small_185 Ferocactus sp. in attesa di trapianto.
140722__MG_6256_small_185 Asportazione dell'intero pane di terra con una piccola sega.
140722__MG_6265_small_185 Riduzione drastica delle radici a moncherini con forbici affilate.

Pubblicato il 26 luglio 2014 in Taccuino
Etichette: Taccuino
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2 pensieri su “Trapianti: perché, come e quando”

  • Matteo

    Ciao Andrea,
    Ma funziona anche su vero di 15-20 anni il taglio radici?
    Personalmente travaso sempre a fine inverno-inizio primavera, in ogni caso antecedente alla prima vera irrorazione, più che altro anche per motivi di spazio.
    Interessante l'articolo sulla Marna, proverò, personalmente per le specie che richiedono pH basici uso varie granulometrie di dolomite con aggiunta di lithotame al normale terriccio per le altre specie.
    Ti saluto dal Ticino e ti ringrazio per l'amicizia su Facebook.
    Matteo

  • Andrea

    Ho visto utilizzare la tecnica del rinnovamento delle radici su grandi ferocactus di oltre 30 anni.

Commenti

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