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La CITES è un accordo siglato da 180 paesi di tutto il mondo (stati membri) al fine di controllare il commercio di animali e piante di origine naturale, perché il loro sfruttamento indiscriminato è, assieme alla distruzione degli ecosistemi naturali, una delle principali cause della loro rarefazione e della loro potenziale estinzione.

I principi fondanti

Il testo della Convenzione si apre col seguente preambolo:

Gli Stati contraenti,

  • Riconoscendo che la flora e la fauna selvatica nelle sue molte forme belle e varie sono una parte insostituibile dei sistemi naturali della terra, che devono essere protetti per questa e per le generazioni future;
  • Consapevoli del valore sempre crescente di fauna e flora selvatiche dal punto di vista estetico, scientifico, culturale, ricreativo ed economico;
  • Riconoscendo che i popoli e gli Stati sono e dovrebbero essere i migliori protettori della loro fauna e flora selvatiche;
  • Riconoscendo, inoltre, che la cooperazione internazionale è essenziale per la protezione di alcune specie di flora e fauna selvatiche contro un eccessivo sfruttamento attraverso il commercio internazionale;
  • Convinto l'urgenza di prendere misure adeguate a tal fine; hanno convenuto quanto segue […] (link per visualizzare il testo completo)

La CITES nella Comunità Europea

Gli stati dell’Unione Europea, tutti membri della CITES, si sono dotati di un regolamento comunitario (REG CE n. 338/1997, n. 865/2006 e n. 100/2008) che stabilisce le disposizioni e la documentazione necessarie per l'importazione, l'esportazione, la riesportazione e il commercio all’interno dell’UE di esemplari delle specie silvestri.

Definiti ‘Regolamenti UE sul commercio delle specie selvatiche”, di fatto ci si riferisce ad essi come ‘regolamenti CITES’, dato che non solo applicano le disposizioni della Convenzione e la maggior parte delle sue risoluzioni, ma vanno persino oltre i suoi requisiti essendo più rigorosi della CITES stessa, infatti includono un maggior numero di specie rispetto gli elenchi delle Appendici I, II e III, e sono suddivise in quattro categorie definite Allegati A, B, C e D (per ulteriori approfondimenti sulle differenze tra la CITES e i regolamenti comunitari consultare il documento specifico (solo in inglese).

Le Appendici CITES

Le specie incluse nella Convenzione sono assegnate a tre categorie, sulla base del rischio a cui sono sottoposte a causa della raccolta indiscriminata.

  • Appendice I include specie gravemente minacciate di estinzione per le quali è rigorosamente vietato il commercio. Include numerose specie di animali e piante, da alcuni pappagalli ai felini maculati, dall'elefante africano alle scimmie antropomorfe, dalle tartarughe marine a numerosi rapaci. Include altresì alcune farfalle e conchiglie, lemuri, mammiferi marini e molti altri oltre a numerosi vegetali quali alcune agavi, molti cactus, alcune particolari euforbie, numerose specie di Aloe, molte orchidaceae, la cosiddetta palma del pane (Encephalartos sp.) e la Cycas nana di Cuba. Sono esclusi i semi, i frutti, le parti e i prodotti derivati dalle piante propagate artificialmente.
  • Appendice II include specie il cui commercio è regolamentato per evitare uno sfruttamento incompatibile con la loro sopravvivenza. Fra gli animali si ricordano tutte le specie non incluse in Appendice I di scimmie, lupi, orsi, lontre, felini, zebre, pappagalli, guanachi, coccodrilli, tucani, iguane, varani, cobra, salamandre, farfalle, conchiglie, coralli, storioni (e le loro uova, il prezioso caviale) e, per la flora, alcune specie di Pachypodium, Fouquieria, Adenia, Uncarina, Cyphostemma, Anacampseros, Avonia, Hoodia, alcune Didieraceae, euforbie, tillandsie, piante carnivore, felci arboree della famiglia delle Dicksoniaceae e ciclamini, numerose orchidee e cicadine.
  • Appendice III include specie protette da singoli Stati per regolamentare le esportazioni dai loro territori.

Gli allegati del regolamento comunitario.

Allegato A

    • Tutte le specie CITES Appendice I, fatta eccezione per quelle per le quali gli Stati membri dell'UE hanno espresso una riserva.
    • Alcune specie CITES di Appendice II e III, per le quali l'UE ha adottato provvedimenti interni più restrittivi.
    • Alcune specie non-CITES.

Allegato B

    • Tutte le altre specie CITES di Appendice II, fatta eccezione per quelle per le quali gli Stati membri dell'UE hanno espresso una riserva.
    • Alcune specie CITES di Appendice III.
    • Alcune specie non-CITES.

Allegato C

    • Tutte le altre specie CITES di Appendice III, fatta eccezione per quelle per le quali gli Stati membri dell'UE hanno espresso una riserva.

Allegato D

    • Alcune specie CITES Appendice III per le quali l'UE ha espresso Riserva.
    • Alcune specie non-CITES.

L’elenco completo delle specie incluse negli allegati è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Le autorizzazioni

Nel caso di import-export verso paesi terzi (non UE) di specie incluse nella Convenzione, esiste l’obbligo per tutti gli stati della UE di produrre una modulistica adeguata che deve riportare le seguenti informazioni:

  • l'Autorità di gestione dello Stato interessato,
  • la data di rilascio e di validità,
  • un numero progressivo dei documento,
  • la denominazione scientifica e comune della specie animale o vegetale,
  • la descrizione esatta della merce (esemplare vivo, trofeo, pelle, borsa, ecc.)
  • l'indicazione del Paese di origine e provenienza,
  • timbro e firma dell'Autorità di rilascio.

I regolamenti comunitari stabiliscono inoltre che gli Stati membri utilizzino formulari comuni per il rilascio delle previste autorizzazioni (licenze, certificati e notifiche).

La CITES in Italia

L’Italia è entrata a far parte della CITES nel 1980 e la sua attuazione è affidata al Ministero della tutela del territorio e del mare, al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero delle politiche alimentari e forestali. La gestione amministrativa ai fini della certificazione e del controllo per il rispetto della convenzione è affidata al Corpo forestale dello Stato.

Per attuare le norme del regolamento comunitario, ogni stato dispone di leggi proprie. In Italia il riferimento è la legge n. 150/92 e successive integrazioni e modificazioni.

Certificati

Caso 1: importazione di piante silvestri incluse negli Allegati A e B da paesi terzi in Italia (UE).

Certificato richiesto: licenza di importazione per esemplari, parti o prodotti derivati inclusi nell'Allegato A e B per scopi personali o commerciali.
ALLEGATO A [parere Commissione Scientifica CITES art 4.1 Reg. (CE) 338/97]
Ministero dello Sviluppo Economico per tutti gli esemplari e loro parti o prodotti derivati importati per usi commerciali e non (es. piante riprodotte artificialmente)
ALLEGATO B [parere Commissione Scientifica CITES art 4.2 Reg. (CE) 338/97]
Ministero dello Sviluppo Economico per tutti gli esemplari vivi loro parti o prodotti derivati importati per usi commerciali e non.

Caso 2: esportare un esemplare dall’Italia (UE) verso paesi terzi

Certificato richiesto: licenza di esportazione per esemplari, parti o prodotti derivati inclusi nell'Allegato A, B e C per scopi personali o commerciali.
ALLEGATO A [parere Commissione Scientifica CITES art 5.2 Reg. (CE) 338/97]
Ministero dello Sviluppo Economico per esemplari selvatici, animali nati in cattività e piante propagate artificialmente in Italia (e loro parti e prodotti derivati) esportati per usi commerciali e non.

ALLEGATO B e C [parere Commissione Scientifica CITES art 5.4 Reg. (CE) 338/97]
Certificato fitosanitario per piante propagate artificialmente in Italia.

Caso 3: esportare dall’Italia (UE) un esemplare precedentemente importato

Certificato richiesto: certificato di riesportazione per esemplari, parti o prodotti derivati inclusi nell'Allegato A e B.
ALLEGATO A [consultazione Commissione Scientifica CITES art 5.3 Reg. (CE) 338/97]
CFS (tutti SCT) per tutti gli esemplari e loro parti o prodotti derivati riesportati per usi commerciali e non.
ALLEGATO B [consultazione Commissione Scientifica CITES art 5.3 Reg. (CE) 338/97]
CFS (tutti SCT) per tutti gli esemplari e loro parti o prodotti derivati riesportati per usi non commerciali e non, eccetto i casi previsti dall'art. 58 Reg. (CE) 865/06.

Caso 4: spostamento di un esemplare tra i paesi dell’Unione Europea.

Nessun documento richiesto.

L’eccezione alla regola: i cactus messicani.

Il fatto che il Messico da solo ospita il 48% di tutte le cactacee esistenti e che l’85% di tali specie sia endemico (non esiste al di fuori di questo Paese) e a seguito dell’incessante raccolta indiscriminata di piante in natura ha spinto i rappresentanti della cites di questo Paese a chiedere che non solo le piante, ma anche i semi di tutte le specie di cactus fossero incluse nell’Appendice II della CITES. La commissione CITES internazionale si è prima opposta a tale richiesta, che avrebbe logicamente inasprito la richiesta del mercato di piante raccolte in natura, ma ha poi accettato tale condizione, facendosi prima promettere dal governo messicano di impegnarsi al fine di rendere disponibili semi e piante alle aziende vivaistiche certificate di tutto il mondo.

Il provvedimento in questione è stato attuato nel 1997 e non ha effetto retroattivo. Dato che il Messico non ha mai rilasciato autorizzazioni all’esportazione di semi e piante di tali specie, la loro presenza sul mercato è da ritenersi illegale.

Allo stato attuale e dopo diciassette anni dall’accordo, il Messico non ha ancora attuato le promesse fatte, mentre i ricercatori di piante hanno scoperto decine di nuove specie molto appetibili dai collezionisti che si sono diffuse ampiamente nel mercato sommerso.

Al di la delle responsabilità delle parti, allo stato attuale la cessione in qualsiasi modo di materiale botanico riconducibile alle specie di cactus messicani scoperte dopo il 1997 deve essere accompagnato da un documento che ne attesti l’origine legale, altrimenti è considerato un atto illegale perseguibile penalmente.

Le sanzioni

In base alla legge CITES, è vietato importare, esportare o riesportarevendere, esporre e detenere esemplari vivi, morti nonché loro parti e prodotti derivati dalle specie iscritte all'Appendice I e delle specie iscritte alla Appendice II e Appendice III che siano sprovviste di regolari permessi.

Le sanzioni previste in materia CITES sono pesanti: il commercio di piante in Allegato A e B senza il possesso del registro di carico e scarico, eventuali inadempienze nella sua compilazione o eventuali errori formali comportano sanzioni amministrative che vanno da un minimo di euro 3.098 a un massimo di euro 9.296. Per i casi più gravi sono previste sanzioni penali.

Il sostegno della CITES al vivaismo

Per attuare in modo corretto i principi della regolamentazione comunitaria, il governo italiano ha realizzato un sistema autorizzativo che si basa su di uno strumento fondamentale, il Registro CITES di carico e scarico delle piante soggette a regolamentazione.

Mediante tale registro, chiunque (vivaista o privato) attui la compra-vendita di piante incluse nella cites è tenuto a registrare puntualmente le acquisizioni e le vendite di piante, specificando l’origine legale delle stesse.

La propagazione artificiale delle piante CITES.

La CITES supporta chiunque (vivaista o privato) propaghi artificialmente le piante soggette a regolamentazione. In particolare, le piante da riproduzione artificiale di Allegato A sono declassate all’Allegato B e lo stesso vale per le specie incluse nell’Allegato B che passano in Allegato C. Per le specie maggiormente a rischio incluse nell’Allegato A, è obbligatorio utilizzare semi e piante madri che siano anch’essi di origine legale da dichiarare nel succitato registro di carico e scarico.

Più complesso è il caso in cui si vogliano propagare le specie CITES partendo da semi ottenuti in autonomia, dalle proprie piante madri. In tal caso il produttore deve ottenere il riconoscimento di struttura autorizzata alla riproduzione di certe specie, di cui deve necessariamente possedere piante madri ottenute legalmente. La procedura è molto più lunga della precedente perché è necessario che le autorità di gestione (in Italia, in Corpo Forestale dello Stato) organizzino un sopralluogo per verificare che il vivaio sia operativo e la riserva riproduttiva (le piante madri) siano consone alle prescrizioni di legge. Oltre a ciò, le strutture autorizzate dovrebbero, a rigore di legge, detenere anche il registro di carico e scarico delle parti di piante, in cui registrare accuratamente il numero di semi prodotti e di esemplari ottenuti mediante clonazione dalle proprie piante madri.

Limiti della CITES in Italia e nell’Unione Europea

Dal 1992, anno in cui la CITES è stata formalmente applicata in Italia, la regolamentazione ha evidenziato lacune e limiti alla sua applicazione nel campo del florovivaismo, in gran parte attribuiti a una scarsa conoscenza delle autorità competenti in tale ambito produttivo, palesata dall’adozione di misure restrittive originariamente applicate in ambito zoologico (famosa, una per tutte, la regola che obbligava la registrazione delle nuove piante nate da seme entro dieci giorni dalla loro germinazione, come nel caso della registrazione delle nascite delle tartarughe terrestri o dei pappagalli). Per ovviare a tali inconvenienti, più di recente sono state compiute modifiche sostanziali alla legge al fine di semplificarne l’applicazione senza sminuirne l’efficacia, anche se il peso burocratico di tale regolamentazione continua a incidere eccessivamente sul bilancio delle aziende interessate, specie di quelle più piccole e a conduzione famigliare.

Purtroppo, se nel nostro paese il percorso intrapreso è stato quello del perfezionamento del sistema legislativo per migliorarne l’uso (e ancora devono essere fatti passi importanti in questa direzione) lo stesso non sembra essersi concretizzato in altri paesi membri dell’Unione Europea, in cui sembrano essere adottate misure assai meno restrittive.

In poche parole, sembra che in Europa ci siano paesi in cui la CITES è applicata alla lettera, come in Italia, e paesi in cui è applicata poco o per nulla.

Nell’ambito di un mercato comune in cui non ci sono restrizioni al libero scambio delle merci, tale squilibrio penalizza gravemente il sistema produttivo italiano, che sarebbe invece privilegiato grazie alle sue condizioni climatiche favorevoli, a tutto vantaggio dei produttori dei paesi in cui la CITES sembra operare a ‘regime ridotto’.


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