Mondocactus BG

Marna: la manna dei cactus?

Leggi i commenti (2) oppure scrivine uno.

Marna si marna no, un materiale entrato nelle discussioni dei coltivatori (italiani) di cactus, specie di quelli piccoli, rari e messicani che promette miracoli. Ma è davvero così?

La prima volta che il termine ‘Marna’ è stato associato ai cactus è stato modestamente per opera mia, quando ebbi l’occasione di pubblicare un articolo sulla coltivazione degli Ariocaprus uscito su Cactus&Co. Scrissi allora di come avessi tentato l’uso di questo materiale naturale, una roccia friabile che reperivo nelle colline bolognesi perché tanto assomigliava  a quelle tra cui avevo visto crescere gli ariocarpus in Messico.

Al di là della semplice somiglianza, le rocce marnose condividono anche la composizione chimica e le origini geologiche di quelle messicane, per cui il loro impego era ben giustificato.

La fonte d’ispirazione

Più volte ho citato come la mia fonte d’ispirazione sia stato Giuseppe Lodi, maestro di noi tutti coltivatori italiani di piante succulente che amava preparare miscele di sabbia di fiume, gusci di conchiglia, argilla e terra di foglie di fagio in varie proporzioni per ricavare un substrato idoneo alla coltivazione naturale delle succulente. Più di recente, facendo ordine tra le piante, mi sono ricordato di un’altra notevole figura che ha contribuito forse in modo decisivo a questa mia ispirazione, il famoso (per gli esperti del genere) Wolfgang Blum, specialista tedesco nel genere Echinoereus, che ho visitato nel 1991. Allora rimasi meravigliato della sua collezione che esibiva un ordine tutto tedesco, di piante coltivate da lunghissimo tempo ma del tutto somiglianti a creature appena giunte dai deserti americani.

Quelle piante crescevano su un substrato minerale, la cui composizione si intuiva dalla presenza di sabbia silicea e ciottoli calcarei.

Cos’è e com’è fatta

La marna è una roccia terrigena disgregata, che si decompone formando una matrice terrosa, composta principalmente da argilla resa compatta dall’infiltrazione di minerali vari, soprattutto carbonato di calcio, dolomite o, più raramente, silice.

Si tratta di una roccia sedimentaria, ossia nata in epoca preistorica dal deposito di fanghi alluvionali sul fondo del mare, a profondità notevoli in cui la sedimentazione non è disturbata dalle onde marine. In questo modo le particelle finissime di argilla si sono depositate in modo omogeneo assieme agli scheletri o ai gusci minerali di organismi microscopici.

Col passare delle epoche geologiche tali fanghi sono stati sepolti sotto una coltre di altri materiali, che li ha disidratati e sottoposti a diagenesi (compattamento). In seguito, i movimenti tettonici hanno fatto migrare queste masse rocciose verso l’altro, trascinate dall’emersione delle catene montuose, fino a che l’erosione le ha dissepolte. Non più sottoposta alle pressioni geostatiche, la marna libera le proprie tensioni fratturandosi fino a ridursi a particelle sottili.

Infine, la marna è soggetta all’aggressione chimica di agenti atmosferici e organici che tendono, in tempi molto lunghi, a separare nuovamente la porzione del cemento (carbonati, dolomite o silice) dall’argilla.

Utilità della marna

La marna trova la sua applicazione ideale nella coltivazione delle piante succulente calcariofile, com’è un gran numero di specie di prevenienza centro-messicana. Da una parte, le piante si avvantaggiano del carbonato di calcio di cui sembrano abbisognare, dall’altra fruiscono delle proprietà nutritive dell’argilla, che è dotata di un eccellente capacità di scambio cationico (trattiene i sali nutritivi delle concimazioni e li rilascia gradualmente). L’argilla rilasciata dalla marna non è mai preponderante, anzi costituisce una frazione minima della polvere di questa roccia, per cui non genera fenomeni di asfissia radicale ma, al contrario, mantiene il terreno sempre permeabile all’aria e all’acqua.

Utilizzo

A seguito di vari tentativi ho verificato che la marna è utilizzabile sia in miscela con sostanze di natura organica o minerale, sia in purezza, in tal caso rispettando una corretta composizione granulometrica [30 % di porzione fine (0-0,5 cm), 70% di ghiaino (0,5-2 cm) e una porzione grossolana (2-4 cm) per il drenaggio profondo].
Ho infine dato la mia preferenza a quest’ultima soluzione.

Specie impiegate

La marna sembra idonea alla coltivazione naturale di moltissime succulente messicane, appartenenti ai generi Aztekium, Turbinicarpus, Mammillaria, Ferocactus ecc. Le piante coltivate su questo materiale mostrano uno sviluppo più armonico, spine robuste, cuticola spessa e colori accesi. Le piante apprezzano in special modo la coltivazione all’aperto, irrobustendosi e assumendo una certa resistenza al freddo invernale, quando sono ricoverate in serra completamente asciutte.

Maggiori dettagli sulla marna e il suo impiego saranno preso resi disponibili con una pubblicazione speciale disponibile su questo sito.

140617__MG_5662_400 Marna setacciata fine (0-20 mm).
140617__MG_5663_400 Marna grossolana (20-40 mm).

Pubblicato il 26 luglio 2014 in Focus
Etichette: Focus
<< Articolo precedente Articolo successivo >>

2 pensieri su “Marna: la manna dei cactus?”

Commenti

Attendere prego...